il fronte nei boschi
Tra boschi, pascoli e fortificazioni alla scoperta delle vestigia della linea asburgica
della Grande guerra a Luserna e Vezzena in Trentino.
Il fronte nei boschi è un progetto che nasce dall’esplorazione. O meglio, da una serie di esplorazioni: quelle tra boschi e praterie alla ricerca delle tracce materiali del campo di battaglia, e anche quelle tra i libri e altre pubblicazioni, alla ricerca delle testimonianze di chi quelle vicende le ha vissute in prima persona. La stessa fotografia è una continua esplorazione: della luce, del paesaggio, del momento e di come questi aspetti interagiscano dentro un’inquadratura.
Le immagini sono diverse tra loro proprio perché diversi sono gli aspetti che si sono rivelati durante le ricerche: si va dalla fotografia panoramica a quella di architettura, da quella del paesaggio sotterraneo alla notturna.
L’intento è quello di raccontare una storia: quella della linea fortificata asburgica di Luserna e Vezzena attraverso le vestigia presenti nel paesaggio attuale.
E’ un modo di intendere la fotografia come una “lente”: per scoprire ed esplorare il mondo.
Si dice che le vestigia del primo conflitto mondiale siano un grande museo a cielo aperto. Di più, un monito contro la guerra. Un monito sicuramente inascoltato, a guardare ciò che accade oggi nel mondo. Ma forse la storia può davvero insegnare se proviamo ad affiancare alle date e al nozionismo un ponte con il presente.
Ad esempio, partendo dalle tempeste di fuoco che si sono abbattute su forte Luserna nel 1915, è interessante scoprire la potenza dei grossi calibri, i loro effetti sul terreno e sui soldati della guarnigione.
Ma credo che sia anche importante capire come si è potuti arrivati a tutto questo: penso allo sviluppo tecnologico immane e fulmineo, spinto da un sistema di produzione capitalista, che assieme alle pulsioni nazionalistiche, ha sempre inteso la guerra come uno strumento per ottenere il profitto. E’ il medesimo sistema in cui viviamo noi, che in cent’anni si è ampliato, evoluto ed è arrivato a concepire sistemi d’arma governati dall’intelligenza artificiale per uccidere, mentre i profitti dei produttori di armi aumentano con il benestare dei governi sottoposti. Oggi come ieri.
Sono trascorsi più di cent’anni dalla Grande Guerra ma le sue vestigia sono una continua occasione per riflettere su una società meno divisa e fuori dalle logiche del profitto.
Trincee nei pressi di malga Millegrobbe di Sopra
Ricostruzione a scopo didattico di un tratto della linea fortificata tra il caposaldo del Basson e forte Campo di Luserna. Il suo andamento a serpentine serviva a impedire che l’esplosione di una singola granata nemica potesse propagarsi per l’intera trincea.
Chiesa di Santa Zita a Vezzena
Nel 1917 la piana di Vezzena era in piena retrovia e i violenti scontri del 1915 solo un ricordo. Proprio sulle ceneri di una cappella alpina del XVII secolo venne eretta la chiesetta battezzata in onore dell’imperatrice Zita di Borbone-Parma e alla sua inaugurazione presenziò l’imperatore Carlo d’Asburgo. Nel dopoguerra venne abbandonata e cadde in rovina: quella attuale è la ricostruzione fedele del 2008.
Strada dei Kaiserjäger
Deve il suo nome al corpo dei pionieri dei Kaiserjäger che la costruì tra il 1910 e il 1914. Assieme alla strada della Fricca era una delle vie di rifornimento principali del sistema fortificato di Lavarone e Luserna: grazie a una serie di ponticelli tra i dirupi, gallerie nella roccia e tratti a picco sulla valle, collega direttamente Monterovere e Vezzena con Caldonazzo in Valsugana.
Grümma Haüsle di Cost’Alta
In cimbro significa “casa verde”, appellativo che indica la colorazione usata per mimetizzare l’edificio con il bosco attorno. Era il corpo di guardia del magazzino munizioni che sorgeva poco distante, presso un piccolo villaggio militare che comprendeva baraccamenti logistici, della sanità e di appoggio alle postazioni di artiglieria.
Area della caserma di forte Campo di Luserna
Pochi brani di mura immersi nel bosco sono ciò che rimane della caserma dove alloggiavano il comandante e gli otto ufficiali della fortezza. Si trattava di un ampio edificio a tre piani riparato dalla visuale nemica perché protetto dal pendio della montagna.
Piana di Vezzena
Un piccolo ruscello stagionale attraversa le praterie ondulate che, nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1915, si trasformarono in un sanguinoso campo di battaglia. L’assalto dei fanti e degli alpini italiani contro le linee di Col Basson e forte Busa Verle si trasformò in una carneficina: al sorgere del sole le perdite ammontavano a 1.486 soldati.
Col Basson sulla piana di Vezzena
I solchi delle trincee rilevano l’importanza strategica che i comandi asburgici attribuirono a questo modesto rilievo, trasformato in un possente caposaldo fortificato. I prati disseminati di crateri testimoniano invece la furia dell’artiglieria italiana che martellò ininterrottamente per dieci giorni in preparazione al grande attacco del 24 agosto 1915.
Forte Verle
Il cofano di gola era tinteggiato a colorazione rossa e verde per mimetizzarsi col terreno. Nelle ampie aperture alloggiavano due corazze d’acciaio, ognuna spessa 200 millimetri e pesante 20 tonnellate, da cui spuntavano le quattro mitragliatrici Schwarzlose per la difesa ravvicinata.
Plinti della stazione d’arrivo della teleferica pesante n. 10 a Vezzena.
Durante il conflitto le teleferiche rappresentarono un sistema di trasporto rapido e fondamentale, soprattutto per rifornire le impervie postazioni di montagna. Dopo l’offensiva di primavera del 1916 la piana di Vezzena diventò una tranquilla zona di retrovia densa di baraccamenti e magazzini. I rifornimenti giungevano da Mattarello, nei pressi di Trento, grazie alla teleferica n. 10 che si sviluppava per ben ventitré chilometri superando un dislivello di 1.200 metri.
Cimitero militare di Cost’Alta
Sono oltre centosessanta le croci che ricordano i caduti sepolti di entrambi gli schieramenti. Oltre agli asburgici furono infatti più di duecento gli italiani inumati, provenienti principalmente dalla battaglia del Basson dell’agosto 1915. A fine conflitto tutte le salme vennero trasferite al Sacrario di Asiago.
Monumento della brigata Ivrea a Vezzena
Fu inaugurato il 24 settembre 1922 a ricordo della battaglia del 24 agosto 1915. La figura, scheletrica e sofferente, mostra come il ricordo della guerra e delle sue vittime non fosse unicamente epico e glorioso come il fascismo avrebbe poi imposto.
Vestigia del centro logistico a Monterovere
Basamenti di cemento della stazione della teleferica n.20 Nella conca prativa di località Seghetta sorgeva un grosso centro logistico con baraccamenti e stazioni per teleferiche, tra le quali la n. 20 che saliva da Caldonazzo in Valsugana.
Perprunn/Fontana dell’Orso a malga Cost’Alta
Nei pressi della malga si trovavano le installazioni per le artiglierie e altri apprestamenti. Oggi rimane un ampio impluvio e una cisterna in pietra e cemento: realizzati su un pendio nascosto alla visuale avversaria, provvedevano alla raccolta dell’acqua piovana necessaria al fabbisogno dei soldati.
L’ingresso della galleria tra gli avamposti Oberwiesen e Viaz
Nella notte di bombardamento tra il 27 e il 28 maggio 1915 ben due terzi della guarnigione di forte Campo di Luserna venne evacuata in questo angusto cunicolo di soli centodieci metri di lunghezza. I duecento soldati furono costretti in un ambiente poco illuminato, umido, dall’aria malsana ma che perlomeno garantiva un riparo sicuro.
Avamposto Oberwiesen
Il piccolo distaccamento fortificato di forte Campo di Luserna aveva l’importante funzione di comunicazione ottica con i forti Belvedere e Cherle. Infatti, nel caso i bombardamenti avessero interrotto le linee, lo scambio di messaggi tra le fortezze sarebbe avvenuto tramite un sistema di segnali luminosi. Oggi appare completamente scoperchiato a causa delle operazioni di recupero del materiale ferroso avvenute nel primo dopoguerra.
Avamposto Viaz
A ridosso del confine di Stato e quindi del nemico, era il secondo distaccamento di forte Campo di Luserna. Dalla sua cupola corazzata dotata di mitragliatrici, gli osservatori avevano piena visuale verso malga Campo e la val Torra.
Forte Campo di Luserna
Un tratto della galleria scavata nell’agosto 1915 che fungeva da accesso protetto alla fortezza. Si estendeva per sessanta metri e venne ampliata con ricoveri per la truppa, magazzini e una centrale telefonica.
Forte Cima Vezzena
La scala a chiocciola che collega i tre piani e, in fondo a sinistra, il deposito viveri. Le provviste consentivano un’autonomia di novanta giorni, ovvero il doppio rispetto agli altri forti. L’opera, infatti, non era considerata facilmente rifornibile perché l’unica via d’accesso era esposta alla visuale avversaria.